Il Marocco attraverso le città imperiali: Marrakech, Rabat, Fes e Meknes

Per concludere bene un anno devastante io e mio marito siamo finiti in Marocco nonostante ripetuti tentativi di prenotare per il Libano. Non era sulla nostra travel list, o meglio, non lo era su quella più immediata, alla fine però si è rivelata una scelta sorprendente sotto diversi punti di vista. Inutile dire che il Marocco esprime un fascino tutto suo, spesso inquinato da alcune situazioni di simil degrado. In alcuni punti si ha la netta sensazione di essere fermi agli anni ‘80.

Il negozio all’interno dei Giardini Majorelle, Marrakech
Palazzo Bahia, Marrakech

Il nostro Marocco ha a disposizione 7 giorni a cavallo della fine dell’anno, ci siamo perciò limitati a rapide visite alle città imperiali e abbiamo optato per il treno per gli spostamenti: soluzione che si è rivelata ottima, visto il rapporto qualità prezzo, la rapidità con cui si riescono a raggiungere tutte le principali destinazioni del paese, soprattutto sulla costa atlantica e le città imperiali: Marrakech, Fès, Rabat e Meknès.

Abbiamo viaggiato in seconda classe, poiché la prima era sempre piena, e devo dire che i treni italiani hanno molto da imparare da quelli marocchini. Partiti da Roma, siamo atterrati a Casablanca. L’impatto visivo non è stato dei migliori: la città conta 3.5 milioni di abitanti e versa in un caos pazzesco, una giungla di automobili.

Giardini Majorelle a Marrakech

Non manca la spazzatura per strada e i cantieri. Il progetto è quello di animare e portare il lungomare di Casablanca ai livelli di una moderna città di mare, con uffici pazzeschi e futuristi che si stagliano lungo la passeggiata.  Per il momento però vi consiglierei di fermarvi a Casablanca solo per una visita alla Moschea di Hassan II, considerata la terza più grande al mondo. Ma vai a crederci. La moschea sorge su una scogliera proprio di fronte al mare ed è uno spettacolo calmante nei suoi colori sabbia e verde.
Abbiamo cenato al ristorante Sqala, nel suo giardino accogliente e verdeggiante. Anche se è stato abbastanza complicato trovarlo, come del resto tutte le cose in Marocco: non basta l’indirizzo, ci vuole davvero tanta fortuna e una buona vista.
Dopo la notte a Casablanca siamo partiti per Marrakech, come vi ho detto in treno.

Le Concerie Chouara, Fes

Marrakech è la più bella delle città imperiali, quella in cui tradizione, mondanità e modernità si miscelano alla perfezione. La medina non è ancora insidiosa, ed è tutta tinteggiata di rosso mattone, come quasi tutti gli edifici della città. A Marrakech inizierete ad essere rincorsi dai primi spillatori di denaro, dei quali avrete purtroppo bisogno nella più tortuosa Fes.
Qui abbiamo prenotato un Riad molto intimo e curato, l’Oriental Medina, ben gestito da personale cordiale e con la possibilità di mangiare anche se non siete ospiti. Avendo viste tre medine (Casablanca, Fes, Meknes e Marrakech) posso dire che questa è la più vivibile, più ariosa, curata e pulita rispetto alle altre tre. Io vi consiglio di lasciarvi guidare dall’inestinto e di percorrerla senza troppi indugi. Certo, se cercate un indirizzo preciso, come quello di un ristorante, vi sarà molto difficile arrivarci da soli, ma se prendete dei punti di riferimento vicini al vostro hotel riuscirete sempre a trovare la strada.  Ad un certo punto la medina si apre nella piazza di Hitchcock Jemaa el-fna. Interessante, diversa, caratteristica e quel che volete, ma per me Jemaa el-fna è un ricettacolo di attrazioni macabre e démodé, che hanno probabilmente l’ardore di divertire il turista, ma per carità, non siamo occidentali così annoiati da divertirci alla vista di scimmie al guinzaglio, incantatori di serpenti e spacciatori di dentiere e denti.

Piazza Jemâaa el-Fna

Detto ciò, quello che conta in questa piazza è l’atmosfera, e quella ne ha da vendere. Sedetevi in un bar terrazzato e godetevi lo spettacolo dall’alto sorseggiando un po’ di tè alla menta.
Una volta riposati ci siamo incamminati verso la Moschea koutobia, circondata da un bellissimo giardino con piante incantevoli. Poi non fate come me. Non cercate di entrare nell’esclusivo Royal Monsour, dove appunto risiede molto spesso il Re e i suoi parenti. Fallirete.
Abbiamo poi cenato in un delizioso ristorante terrazzato dove servono alcolici, il “Souk Cafè”. Qui ho mangiato la mia prima tajina di pollo al limone e olive, la prima di una lunga serie. La cucina marocchina infatti non offre una varietà infinita di piatti. Proprio no. Specialmente se mangiate verdura e pollo come me vi dovrete accontentare molto. Se siete soliti bere birra o vino vi dico un piccolo segreto. Considerato il divieto di bere alcolici, in Marocco non troverete mai nel menù qualcosa di più estremo di una coca cola. Ma se chiederete con garbo al cameriere di avere del vino o della birra nella maggior parte dei casi non esiterà a servirveli.

Mosche Hassan II, Casablanca

L’indomani ci siamo avventurati nella visita dei Giardini Majorelle. Il regno color Blue Klein dello stilista Yves Saint Laurent. Abbiamo trovato circa 2 ore di fila. Non mi sono rassegnata, anche perché non riesco a stare in fila per più di venti minuti. Quindi mi sono fatta venire la prima grande idea della vacanza. Cercare di non fare la fila. E devo dire che non ho fallito. Ho individuato una cassa veloce  destinata ad alcune categorie speciali. Ho chiesto se i giornalisti potevano accedervi e la risposta è stata “SI” (mio marito è giornalista). Entrati con successo, cdopo 20 minuti di fila, abbiamo goduto nei limiti del possibile della bellezza della villa e dei suoi giardini. Dico nei limiti del possibile perché l’afflusso di turisti è notevole e vi sarà difficile scattare delle belle foto senza qualche giapponese tra i piedi. A meno che non facciate come me: ho infatti pagato un giardiniere per scattare una foto frontale, altrimenti impossibile, della villa.
Dopo i giardini siamo andati a visitare il “Palais de la Bahia”, la residenza del gran visir Si Moussa. Il palazzo è pieno di soffitti di cedro intarsiati e meravigliose zellige, le tradizionali piastrelle colorate marocchine, non valorizzate abbastanza a causa delle piccole finestre che non lasciano filtrare luce a sufficienza. I giardini sono comunque incantevoli e il cortile d’onore vi lascerà senza fiato. Anche qui i turisti non mancavano, ma si sentivano di meno date le grandi dimensioni della villa.

La Medina di Casablanca
La Medina di Marrakech

Prima di arrivare a Fes ci siamo fermati una notte a Rabat. Abbiamo preso un hotel di fronte alla stazione, ma abbiamo potuto passeggiare per la città solo di notte per poi cenare al ristorante Koutoubia. La città mi è sembrata molto più pulita e in forma rispetto a Casablanca, ma ahimè non posso dirvi di più.
La mattina successiva siamo partiti per Fes, dove siamo arrivati dopo 3 ore di treno. L’impatto con la medina è stato devastante. Siamo stati agganciati dal primo spillatore di soldi che a Fes hanno il compito, non banale, di portarvi nei luoghi che desiderate in una medina tortuosa, fitta, e talvolta oscura, di 650 stradine. Qui abbiamo prenotato un Riad mozzafiato, il Riad Rcif: una delle strutture più sapientemente arredate e conservate che abbia mai visto in vita mia. Una cura nel dettaglio e negli arredi floreali da farmi sentire una vera regina.

Abbiamo festeggiato nel magnifico cortile la notte di capodanno, insieme ad altre coppie e famiglie provenienti da tutto il mondo. A dare ritmo alla serate alcuni musicisti e ballerini marocchini. Una cena tipicamente marocchina, iniziata con delle deliziose “meze”, antipastini a base di verdura serviti in piccole mono-porzioni. Per me la solita tajina di pollo con limone e olive, mentre mio marito ha scelto una pastilla, piatto tipico dolce-salato fatto con una sfoglia di pasta fillo ripiena di carne, mandorle e zucchero a velo.
Fes ci ha storditi nel suo tortuoso labirinto di viuzze, saliscendi continui in cui è impossibile ritrovarsi e soprattutto andare dove vorrete. Abbiamo subito deciso di andare verso le concerie di Chouara, le Tannery Chouara, sebbene in linea d’aria fossero vicinissime abbiamo impiegato circa un’ora prima di arrivare. E nel mentre abbiamo anche perso la nostra guida, un ragazzino che ci stava accompagnando. La polizia lo ha arrestato perché, abbiamo poi scoperto, la legge proibisce di accompagnare turisti in cambio di soldi. Sempre se non si è una guida turistica ufficiale.
Una volta arrivati alle concerie scegliete la terrazza numero 10, da lì avrete la vista migliore. Come di rito vi offriranno un ciuffetto di menta fresca da portare al naso per coprire la puzza. D’inverno non è assolutamente insostenibile, ma mi hanno riferito che in primavera, e sopratutto d’estate, la puzza del pellame diventa particolarmente invadente. Il motivo, ad ogni modo, è semplice: per ammorbidire la pelle usano una miscela a base di cacca di piccione.

Street art nella Medina di Fes

Ne ho approfittato per comprare una cinta da uomo molto mordida e un pouf di pelle.
Ci siamo poi diretti verso la Porta Blu, nella parte Nord della Medina che ha un sapore molto diverso dalla parte sud. Qui i negozianti vendono perlopiù oggettistica per turisti, ma anche sciarpe, scarpe e borse.  Nella parte Sud, vicino Bab Rcif, i venditori si occupano principalmente di generi alimentari. Vi capiterà di vedere carne in bella vista straripare dai banconi con alle spalle il corrispettivo “vivente”, venditori di spezie e verdure.
Il giorno successivo siamo andati a visitare la scuola coranica di Bou Inania. L’ingresso costa appena 2 Euro, ma potrete accedere solo al cortile centrale dove c’è inevitabilmente una cinquantina di altre persone che non vi renderanno semplice scattare fotografie.
Lasciata Fes abbiamo ripreso il treno direzione Meknes, le due città distano circa 45 minuti.
Meknes è molto più cordiale rispetto a Fes, la Medina è sicuramente meno insidiosa, i vicoli leggermente più larghi e le case, sviluppandosi meno in altezza rispetto a quelle di Fes, la rendono anche meno angusta.
​Qui non troverete gli spillatori di denaro di Fes. Per raggiungere il nostro Riad Ritaj abbiamo chiesto a diversi venditori ambulanti e ci hanno spiegato senza nessun problema, non c’era nessun ragazzino per strada pronto all’assalto per accompagnarci a tutti i costi. Forse perché qui la polizia è molto presente. Nella piazza principale di Meknes, Place el Hedim, gemella di Place Jemaa el-fna a Marrakech, noterete la presenza dei noleggiatori di auto per bambini, gli onnipresenti incantatori di serpenti (che a una certa avrebbero pure rotto), e capannelli di gente attorno a dei giovani pugili che scelgono la piazza come ring.
Anche qui, salite sul bar panoramico di fronte alla porta antica Bab al Mansour e gustatevi lo spettacolo.
Una cosa che non potete evitare a Meknes è l’assaggio dei panini. Qui ho assaggiato una delle salse più buone della mia vita, ero talmente inebriata che mi sono dimenticata di chiedere gli ingredienti. Una delle specialità della cittadina sono infatti i paninari. Non fate gli schizzinosi e provate.
Il nostro viaggio è termina qui, è stato bello e faticoso, e sicuramente troppo breve. Speriamo di tornare presto in Marocco, magari per visitare Tangeri e le enclave di Ceuta e Melilla. A presto!

Moschea Hassan II, Casablanca
Giardini Majorelle, Marrakech

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