Le infinite vibrazioni di Tel Aviv e Jaffa

Quando prendi in considerazione un viaggio in Israele si sovrappongono subito due sensazioni: esperienza spirituale e rischiosa, per la quale serviranno almeno due settimane, altrimenti non si fa in tempo a capire le mille sfumature di luoghi così carichi di storia. Come sempre nelle percezioni c’è qualcosa di vero, ma anche tanto altro. Io ci sono stata dal 5 al 13 agosto: otto giorni, per giunta in un periodo in cui dovrebbe fare un caldo micidiale (vero, ma solo in parte).

Diciamo subito che otto giorni, per chi come noi è abituato a girare con ritmo serrato, si sono rivelati più che sufficienti per un’interessante panoramica. Il tutto senza disdegnare momenti di riposo. Spesso, infatti, siamo portati a trascurare che Israele e Palestina non sono molto estesi. Con una buona pianificazione, pertanto, si possono coprire molte zone.

Diciamo subito che abbiamo dedicato i primi due giorni a Tel Aviv, mossa per certi aspetti scontata, visto che quello è l’aeroporto di destinazione dei voli. Attenzione però: si impiega più o meno lo stesso tempo, circa 25 minuti, anche per raggiungere Gerusalemme, dal momento che l’aeroporto è praticamente a metà strada. Insomma, avete doppia scelta, considerando che le due città sono molto vicine, circa un’oretta di automobile. Ma torniamo a Tel Aviv. Inutile girarci intorno, questa città è la sua spiaggia. O meglio, le sue spiagge.

La cosa più bella è l’atmosfera, l’energia, la voglia di vivere il mare in ogni sua possibilità. Appena arrivati a Tel Aviv siamo subito andati a fare un bagno a Gordon Beach, poco sotto la Marina. Non vi aspettate una spiaggia caraibica. Qui l’attrazione principale è il colpo d’occhio: più di 10 chilometri di spiagge, punteggiate di grattacieli dagli stili a volte anche molto discutibili, che non si interrompono mai verso Sud, fino ad arrivare a Jaffa, l’antico borgo da cui nacque l’odierna Tel Aviv.

E poi le secche sterminate, che ti permettono quasi di camminare sul mare e di fare foto pazzesche al tramonto. In effetti quest’ultimo è un “must” che nel tardo pomeriggio contagia tutti. Ma alla fine è molto bello farsi contagiare, anche perché i colori ti ripagano in pieno. Poi quando parli delle spiagge di Tel Aviv, noi siamo stati anche a Frishman e Bograshov Beach, intendi anche tutta una incredibile serie di attività sportive he fanno parte del colpo d’occhio: campi di beach volley a perdita d’occhio (con partite che proseguono in notturna), palestre attrezzate sulla sabbia e un lungomare dove è pieno di fighi che fanno jogging e vanno in biciclette.

Eh sì amiche mie, l’altro elemento che non si deve assolutamente sottovalutare è che sul lungomare di Tel Aviv ci sono fusti a profusione, roba da rifarsi gli occhi. Andate e mi saprete dire. Per quanto riguarda il resto, la città presenta i suoi spunti di interesse, ma vi renderete conto che molto ruota intorno alle spiagge. Uno dei punti più famosi della città, per dire, è Rotschild boulevard, piena di edifici costruiti in stile Bauhaus, che alla fine mischia molto rigore delle forme e funzionalismo. Ma se non siete fanatici di storia dell’architettura, non è che questo stile vi colpirà molto per il suo impatto estetico. Semmai, per la conoscenza del posto, è molto più istruttivo percorrere tutta Rotschild Boulevard verso sud, attraversando il quartiere di Neve Tzedek. Circondato da vasti parchi, questo quartiere si ramifica in piccoli vicoletti su cui si affacciano botteghe e negozi di moda davvero niente male. Insomma, vale la pena ciondolare lì per qualche ora. Ma soprattutto da Neve Tzedek, per chi ha la pazienza di camminare ancora un po’ verso Sud (altrimenti potete prendere bus o taxi), si arriva a Old Jaffa, dove tutto ha avuto inizio. E’ da qui, infatti, che si partì per la costruzione di Tel Aviv verso Nord.

Jaffa, che in Italia era famosa soprattutto per i bollini sulle arance e sui pompelmi (ma ancora oggi le produzioni di agrumi sono diffuse), è un borgo arroccato su un’altura da cui si può godere di una splendida vista dei chilometri di spiagge che arrivano a Tel Aviv, con le inconfondibili sagome dei grattacieli. Per il resto la cosa più degna di nota è il vecchio borgo, ripulito di recente, mentre la zona del porticciolo non mi è parsa granché. Insomma, l’esperienza a Tel Aviv è sicuramente ricca, troppo “ricca” se consideriamo i prezzi. In alta stagione se volete un albergo vicino alla spiaggia, cosa estremamente comoda, è praticamente impossibile stare sotto i 120 euro al giorno (la moneta locale è lo shekel). Costosi, mediamente, anche i ristoranti. Assolutamente a portata di mano, invece, il costo di lettini e ombrelloni, soprattutto dalle parti di Frishman beach.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati

Inizia a scrivere il termine ricerca qua sopra e premi invio per iniziare la ricerca. Premi ESC per annullare.